STRENNE DI NATALE: AMABILI AMANUENSI

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Scrivere per raccontarla, si potrebbe dire parafrasando Gabriel Garcia Marquez, ma scrivere a mano. Il libro di Francesco Ascoli “La penna in mano – Per una storia della cultura manoscritta in età moderna” (Olschki) non è semplicemente un elogio della scrittura amanuense – ce ne sono diversi di questi tipo – ma un moderno trattato sulle varie implicazioni estetiche, psicologiche, artistiche, pedagogiche e di formazione della personalità che sono sottese all’esercizio fisico della scrittura a mano. Non si tratta di nostalgia del passato, né di un recupero fine a se stesso, né tantomeno di una moda retrò. Ascoli dimostra, pagina dopo pagina, con un approfondimento sempre erudito eppur ammantato dal dono della leggerezza. È uno studio davvero variegato, che prende in esame ogni aspetto della scrittura, dalla sua invenzione circa seimila anni fa ai monaci negli scriptorium, dall’invenzione della stampa (i primi caratteri a stampa tendevano a imitare la scrittura a mano) alla macchina da scrivere, fino all’attuale e pervasiva scrittura digitale. In ogni secolo e in ogni epoca, la scrittura a mano ha conservato intatta la sua validità, anche se si è andata rarefacendo. La bella scrittura, la brutta scrittura, la scrittura veloce, la personalità della scrittura, le perizie psicologiche e quelle legali sulla scrittura: è un mondo che forse non immaginavamo così complesso e articolato, limitandoci alla semplicistica immagine del resistente attuale che si ostina a scrivere per andare controcorrente o per puro compiacimento romantico. Ascoli  – che ha studiato paleografia, grafologia, storia della calligrafia e pedagogia della scrittura ed è tra i fondatori dell’Associazione Calligrafica Italiana – registra anche i tentativi da più parti ritenuti sbagliatissimi di abolire a scuola la scrittura a mano, come ha fatto la Finlandia che ha cancellato il corsivo tra i banchi, decisione inspiegabile, considerando che passa per il Paese con le migliori istituzioni scolastiche d’Europa. In realtà anche in Italia, molte maestre sembrano preferire lo stampatello, certo più leggibile, immediato e codificato, ma che lascia meno spazio alla personalità dell’individuo, in una sorta di omologazione dei significanti. In controtendenza, sarebbe addirittura il caso di reintrodurre a scuola, seppure a livello sperimentale, almeno un’ora di calligrafia. Anche le neuroscienze sembrano orientarsi sui diversi e reali benefici della manoscrittura. Ben venga anche la ventilata proposta di renderla patrimonio immateriale dell’Unesco. “La penna in mano” è un saggio, ma anche un meraviglioso romanzo sulla scrittura.

Francesco Ascoli
“La penna in mano”
Per una storia della cultura manoscritta in età moderna
Olschki editore
Pagg.230 (con illustrazioni a colori) € 25,00