STRENNE DI NATALE. IL POTERE DEI SOGNI DIURNI IN UN ROMANZO DA NON PERDERE

Spread the love

Un autore e una storia che meritano di essere conosciuti appieno per la loro originalità. Bisogna dare merito alla piccola ma intraprendente – e indipendente –  casa editrice Atlantide che con la pubblicazione de “Il viaggio incantato” porta a scoprire il talento di Robert Nathan (New York 1894 – Los Angeles 1985), uno dei più grandi e prolifici scrittori americani, ancora poco conosciuto in Italia. E’ la storia emblematica di come l’immaginario e la prospettiva di qualcosa di meraviglioso possano orientare l’esistenza, tanto più quanto essa appare banale nelle sua ordinarietà. Al centro del romanzo c’è la storia di Hector Pecket , di professione carpentiere. L’uomo vive in una situazione di quasi indigenza in una casa nel quartiere Bronx di New York. Tutto il suo tempo libero lo trascorre nel cortiletto della sua abitazione dove si dedica alla progressiva costruzione, pezzo dopo pezzo, di una barca con cui sogna di imbarcarsi dalla metropoli per un’avventura nel grande oceano Atlantico. La barca porta il nome di sua moglie Sarah Pecket, che però ha uno spirito pragmatico e poco incline a condividere le fantasticherie del marito. La donna, infatti, si impegna a vendere l’improbabile imbarcazione ad un macellaio che intende farne un chiosco di hamburger. Forse è proprio questo smacco a far decidere il protagonista alla grande fuga: in una notte di pioggia e di tempesta, Mr Pecket scappa con la barca per intraprendere il viaggio di tutta una vita. Con lui partono due compagni di viaggio, a loro volta in fuga da una vita disastrata e inappagata: la cameriera Mary e Mr Williams, dentista girovago. Viaggio incantato, che viene per la prima volta pubblicato in italiano con la puntuale traduzione di Flavia Piccinni, è l’espressione dell’irruzione nel quotidiano della forza delle nostre più intime passioni. Già dall’incipit si è trascinati in un vortice di lettura e si finisce per entrare in grande empatia con il protagonista: “Mr Hector Pecket aveva una barca. L’aveva costruita da solo, e la teneva nel cortile della sua piccola casa nel Bronx, parecchio lontano dal mare. Difficilmente, però, avrebbe potuto navigare: Mr Pecket l’aveva trascurata, non l’aveva neppure calafatata, e a dir la verità non aveva neanche una chiglia. Comunque, per l’occhio non esperto, a prima vista pareva una barca; aveva qualcosa di simile a un’arca, ma con un albero per navigare, un’ancora, un argano, delle gallocce, un pozzetto e una cabina di pilotaggio. Si chiamava Sarah Pecket, come sua moglie. Mr Pecket, che di mestiere faceva il carpentiere, aveva un piccolo negozio sul retro di casa sua. Qui, durante il giorno, costruiva mensole per i suoi vicini, piallava e segava, martellava e misurava, o attaccava pezzi di legno con una colla dall’odore penetrante. La sera, però, si trasformava in un costruttore di barche e nel comandante di uno yacht. C’era sempre qualcosa da fare a bordo dell’imbarcazione con un cacciavite o con un cesello”. Qui entra in gioco quella che potremmo chiamare “una vita di riserva”, quel riempire i giorni con ciò che veramente ci interessa oltre il lavoro e la routine. Per Mr. Pecket la barchetta è uno mezzo di navigazione per andare oltre le colonne d’Ercole della banalità, per compiere “il folle volo” nel grande “mare color del vino”, una cercata e voluta Odissea per non morire di noia.

Robert Nathan
“Viaggio incantato”
Atlantide edizioni
Pagg. 128 € 20,00