Una lucida follia fa i conti con la storia in un romanzo da non perdere

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Un romanzo verità, un romanzo storico, uno spaccato sulla storia crudele del secolo scorso, una spy story in bilico tra due continenti e due epoche, un intreccio capace di far approfondire le vicende del nazismo con un approccio narrativo che rimane sempre fedele ai fatti. Nel pieno dell’ascesa di Hitler, il maggiore delle SS Hans Lichtblau guida un programma di ricerca che utilizza i prigionieri dei campi di concentramento come cavie. Alcuni di loro subiscono il duplice supplizio di essere costretti a far da assistenti, inquadrati nel Kommando Gardenia. Sullo sfondo degli esperimenti, la “soluzione finale del problema ebraico”, l’avanzata nazista in Russia e la colonizzazione dei territori dell’Est, poi, inaspettata, la disfatta e la caduta di Berlino. Del Kommando fanno parte Shlomo Libowitze Anton Epstein. I due, tra mille atrocità inenarrabili – ma il romanzo di Alonge sa farsi racconto e intreccio senza pietismi documentaristici – sopravvivono alla guerra ed agli esperimenti crudeli di Lichtblau. Nel tentativo di pareggiare i conti della storia, a distanza di quarant’anni, i due reduci si mettono sulle tracce di Lichtblau. Questi, com’è avvenuto per tanti altri gerarchi nazisti, ha trovato rifugio in America Centrale (per tanti altri sarà l’America del Sud), dove combatte i sandinisti per conto della CIA e continua la sua opera di gerarca del male compiendo violenze nei villaggi e dedicandosi al narcotraffico. Il finale appare tutt’altro che scontato e – dentro la trama e con la trama stessa – il lettore è portato a interrogare la storia, senza necessità di risposte ma con tante domande. Una prova narrativa di grande forza.

Giaime Alonge
“Il sentimento del ferro”
Fandango Libri
pagg. 452 – euro 20.00